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17 settembre 2008

 

Fare Verde resta sgomenta di fronte all’ennesimo scempio a cui si sottopone Altomonte la cui bellezza architettonica è paesaggistica le ha permesso di diventare un punto di riferimento per un turismo di qualità.
Nel giugno del 2007, la sede provinciale di Cosenza di Fare Verde, chiedeva con carattere di somma urgenza la documentazione inerenti i lavori, già in corso di esecuzione, relativi ai lavori di rifacimento di Piazza San Francesco. Ma tutto ciò veniva ignorato dagli Amministratori del Comune di Altomonte alla cui richiesta facevano seguire un silenzio assordante. Ed ecco che ciò che l’esercizio della democrazia definisce urbanistica partecipata evidenziando, così, un nuovo concetto di governo del territori con il coinvolgimento della ciitadinanza nelle sue varie sfacettature, diventa un atto d’imperio.

Nell’antica Grecia la piazza, identificata con il termine di Agorà, identificava il luogo della democrazia per antonomasia, in modo particolare di quella che oggi verrebbe definita la democrazia partecipata.L’applicazione di quest’ultima rappresenta il dovere politico della partecipazione come fondamentale espressione di libertà in ogni momento che determina un cambiamento o l’evoluzione di una comunità di cittadini. Democrazia partecipata di cui , ahimè oggi, ci si ricorda solo ed esclusivamente in occasione delle campagne elettorali!

Il risultato di tale abnorme procedimento è ben visibile nello scempio urbanistico compiuto in piazza San Francesco. Alla tanto propagandata bellezza architettonica e piena fruibilità della piazza, promessa nelle intenzioni degli Amministratori, si contrappone la realtà dell’intervento di riqualificazione reale che mostra un rifacimento e riassetto urbano con rimozione parziale del verde, precedentemente esistente, del monumento ai caduti e messa in posa di pietrisco sovrastante gettata di cemento.

Concepire una riqualificazione di una piazza in tal maniera risulta essere del tutto obsoleto per l’utilizzo di materiale non permeabile, di pietrisco non coerente con i colori della chiesa e con la stessa presenza di diverse tipologie di pietra classica del meridione. La caratteristica destinazione urbanistica di questa piazza pubblica, avrebbe consigliato l’utilizzo di materiali permeabili (come spesso richiesto in alte percentuali nei piazzali d’Italia) per evitare lo scivolamento delle persone in caso di piogge oltre che per evitare il dilavamento eccessivo nopnché l’obbligo della presenza di un adeguato impianto per la raccolta ed il riutilizzo delle acque pluviali.

Dal punto di vista sociale questa piazza è carente di alberatura che possa dare frescura e ristoro nei mesi più caldi ai cittadini, diventando un luogo psicologicamente di scarso interesse per la popolazione che ricerca in genere il benessere psicofisico attraverso la presenza di un luogo visivamente accogliente ed integrato con l’ambiente circostante dotato di comfort ove passare parte della loro giornata. Le poche piante presenti sono collocate apparentemente senza una logica o un obiettivo, in quanto non sono né continue né raggruppate, ma mostrano in parte la precedentemente presenza di un filare di altre piante che sono state tolte senza essere sostituite creando un “buco” nel contesto globale.

Risulta incongrua la presenza di gradini di alzate ridotte che portano alla chiesa di San Francesco e all’adiacente Palazzo Municipale.
Vista la dimensione della piazza era consigliabile l’uso della comune regola del buon costruire realizzando gradini con alzate tra i 16,5 cm ed i 17,5 cm e pedate più ampie al fine di ottimizzare la salita delle persone e non stancarle nel loro passaggio pubblico quotidiano, in quanto è dimostrato che alzate inferiori provocano stanchezza nella persona e pedate molto corte favoriscono le cadute.

Anche l’utilizzo di “colori” quali i grigi del cemento e delle pietre non appare plausibile; in genere è consuetudine usare i colori circostanti come le pietre presenti nella facciata dell’edificio principale (chiesa di San Francesco ed annesso Palazzo Municipale, edifici storici ed antichi) per uniformare e rendere meno d’impatto la presenza della piazza, riqualificando e aggraziando con colori caldi la sua unicità.

Il forte inquinamento luminoso e cromatico dato dalla non omogeneità di fonti luminose (luci a led, luci bianche, luci ai vapori, ecc.) deturpano oscenamente la facciate dei due palazzi storici che vi si affacciano: la Chiesa di San Francesco di Paola e l’annesso Palazzo Municipale rendendole oscure come oscuro è il centro stesso della piazza.

Il disegno in pianta di tale piazza si presenta a quadri, regolato da pietre squadrate e lastre divisorie, con un motivo centrale in cui è inserita in un cerchio l’ammasso delle Pleiadi nella costellazione del Toro. Anche in questo caso gli errori o sarebbe opportuno definirli orrori hanno trovato facile dimora.

Inutile chiedersi motivi e funzioni nella scelta di riprodurre tale ammasso stellare. Si tratterà della voglia di proiettarsi verso il cosmo alla fine dei compiti politici terreni per sentirsi più vicini alle stelle?
Visto l’obiettivo di riqualificare pare inopportuna la decisione di realizzare una piazza così arida e spoglia nelle sue qualità visive pratiche e decorative, quando in genere si tende ad abbellire le piazze con verde e motivi stilistici armonici nei disegni a terra.

Ancora una volta Altomonte viene oltraggiata da colate di cemento, figlie di progetti prive di qualsivoglia armonia ed utilità con le sue tradizioni, la sua storia ed il suo futuro.

 




Piazza San Francesco

Lo sradicamento selvaggio del verde esistente

Piazza San Francesco

Il deserto di cemento e pietra che è diventata piazza San Francesco

Gradini a piazza San Francesco
Le misure delle dimensioni reali dei gradini delle scalinate
Piazza San Francesco di notte
La negazione del concetto di illuminazione
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