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14 febbraio 2008

Qualche anno fa, in nome di una presunta e solo presunta campagna di prevenzione degli incidenti stradali, i Comuni in ristrettezze di bilancio si dotarono di apparecchi Autovelox con i quali tartassarono, spesso violando norne del Codice della Strada, gli ignari utenti delle strade vittime di autentici “agguati”; Comuni che parimenti non elevavano alcun tipo di contravvenzione per guida senza cintura o guida senza casco o che non adottavano misure preventive relativamente alla messa in sicurezza di alcuni tratti di strade.
A distanza di qualche anno, e dopo molte sentenze di annullamento e di illeggitimità nell’uso di tale strumento, molti Comuni si sono riscoperti un animo “ambientalista” rincorrendo la miriade di società per l’installazione di impianti eolici. Ma questi stessi Comuni e, di conseguenza, i loro amministratori nulla hanno posto in essere per il contenimento degli sprechi e per l’efficienza energetica, sia termica che elettrica, negli edifici di loro proprietà disapplicando spesso le Normative vigenti.

Ecco assistere allo scandaloso proliferare di impianti eolici in ogni dove, anche in violazione delle Norme regionali in materia come Parchi Nazionali del Pollino e della Sila, Siti di interesse comunitario (SIC) come Fare Verde ha più volte evidenziato e denunciato agli organi competenti senza ad oggi aver ricevuto risposte concrete e convincenti.
Questi impianti sorgono non in aree industriali appositamente individuate bensì in aree rurali, abitate e soggette a coltivazione, o in prossimità di centri abitati. In Toscana iniziano le lamentele di cittadini che non riescono più a vivere per il rumore continuo e fastidioso che sono costretti a subire ad ogni ora del giorno e della notte in cui gli impianti eolici sono in funzione.
Altra anomalia, come evidenziato da sentenze del TAR Toscana, è il ricorso alla “Dichiarazione di pubblica utilità” di un’opera interamente privata che gode di finanziamenti pubblici o l’esclusione dalla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) come accade per la stragrande maggioranza degli impianti approvati in Calabria. Ecco che, al momento, risultano essere realizzati e/o con parere ambientale positivo oltre 600 (seicento) pali eolici industriali (dati aggiornati al 3 agosto 2006, su fonte Regione Calabria).

Non si è tenuto conto dell’impatto sinergico degli impianti funzionanti, approvati e proposti, anche in considerazione del fatto che nei territori di confine tra comuni, analoghe dinamiche di diffusione dell’eolico sul territorio hanno finito per determinare una colonizzazione eolica dell’intera dorsale senza soluzione di continuità e spesso per decine e decine di chilometri. E’ rilevante l’assenza di una pianificazione e programmazione su area vasta malgrado il fenomeno investa migliaia di ettari di estensione complessiva, soprattutto di territorio montano. Si autorizzano campi eolici senza aver operato distinzioni tra eolico di grande e piccola taglia. Il rischio è pertanto quello di saturare, sperperando i relativi investimenti previsti con la sola energia eolica, la quota di energia producibile attraverso le cosiddette fonti alternative, precludendo in questo modo ogni possibile sviluppo, anche sperimentale, di altre fonti rinnovabili tra le quali l’energia solare “primaria” rappresentata soprattutto dall’energia fotovoltaica e da quella termodinamica; certamente più redditizie sotto l’aspetto ambientale e di produzione energetica (vedasi la notevole diffusione di tali sistemi produttivi in Germani ed in altri paesi del Nord Italia e d’Europa). Va evidenziato che quest’ultima fonte di energia, potenzialmente disponibile in enormi quantità, specialmente al sud dove l’irraggiamento solare copre archi di disponibilità superiori alle 12 ore nella giornata, potrebbe essere prodotta individualmente ed in prossimità di aree industrializzate, con il duplice vantaggio di azzerare l’impatto sull’ambiente naturale pioichè collocabile sui tetti degli edifici già esistenti ed abbreviare i tracciati di collegamento alla rete primaria di trasporto elettrico, con ulteriori benefici derivanti dalla minore dissipazione di energia lungo le linee elettriche.

Consentire una tale massiccia infrastrutturazione eolica significa introdurre un elemento estraneo che stride con i più importanti valori di identità del territorio calabrese e finisce per alterarli in modo irreversibile. Significa, ancora, rovinare radicalmente il paesaggio, la naturalità dei Parchi (Parco del Pollino, Parco della Sila, Parco dell’Aspromonte, ecc.), finanziati tra l’altro con risorse pubbliche. Vuol dire anche, come ampiamente dimostrato, deprimere il valore immobiliare dei terreni e dei centri storici e, insieme, inibire le potenzialità future di sviluppo locale delle piccole imprese basate sulle peculiarità del territorio, sul turismo, sull’agriturimo, sull’agricoltura, sull’allevamento di qualità.

Pur di creare tali parchi eolici, in Calabria si assiste alla sistematica violazione di regolamenti regionali e la loro installazione in aree all’interno di Parchi Nazionali o aree a Protezione Speciali (ZPS) o di particolare interesse per la biodiversità o il paesaggio (SIC).

 



Parco eolico Gamesa

L'enorme impatto paesaggistico.

Parco eolico di Tarsia

Il marchio GAMESA ben evidente sui rotori del parco eolico di Tarsia (CS) e di Terranova (CS)

Eolico Gamesa Tarsia
Un paesaggio di dolci colline, distrutto da orribili pale eoliche
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